Teatro Garibaldi

Il Teatro Garibaldi , chiamato dai riesi il "Teatrino", si  trova nel primo tratto di via Ilario Zambelli in pieno centro.  E' utilizzato come teatro, sala convegni, concerti e conferenze. Allestito nel settecento con palchetti in legno e una piccola platea, era un minuscolo gioiello ricavato sulle costruzioni, che fungevano anche da mura difensive. Appartenne con l'ampio locale adiacente alla Società di Mutuo Soccorso Fratellanza Artigiana e quando questa fu sciolta, nel 1909, i due locali furono acquistati dal Comune, "per destinarli temporaneamente ad uso di Scuole".

Trasformato in cinema nel 1913, fu distrutto da un incendio. Riportato alla sua originaria funzione di teatro, oltre che per  rappresentazioni filodrammatiche, venne utilizzato per i veglioni di carnevale. Memorabili sono le feste da ballo che fino agli anni cinquanta facevano da richiamo per tutta l'Elba.
Tratto da: La terra di Rio, Guida al Museo archeologico del distretto minerario, al paesaggio e alla storia  dell'Elba nordorientale, a cura di M. Firmati e Lucia Paoli.

Di LELIO GIANNONI

A proposito di “Teatro e sapere”, vi propongo la parte finale di un articolo da me scritto, undici anni fa, dal titolo: IL TEATRO UNA PASSIONE RIESE FIN DAL DICIOTTESIMO SECOLO, dove si parla di una lettera scritta da alcuni notabili riesi al Consiglio degli anziani di Rio per veder realizzato finalmente un piccolo teatro in quel paese. Gli scriventi, dopo che la crisi del commercio del ferro aveva obbligato gli Anziani a sospendere, per mancanza di fondi, il servizio scolastico comunale, propongono il teatro come possibile surrogato della scuola.


"I sottoscritti, Tutti di questa terra, servi umilissimi delle Signorie vostre illustrissime,  con ogni ossequio l’espongono come l'attual' mancanza del maestro delle Scuole pubbliche  ha tolto ai supplicanti ogni mezzo onde acquistar qualche Lume per ben fìgurar nella vita civile. Non saprebbero, peraltro, gli esponenti, come meglio supplire a ciò, se non con I 'erezione di un picciol teatro dove istruirsi, recitando. nella maniera di ben vivere e di ben parlare.

 Ad un consesso di persone cosi illuminate, come le Signorie Loro, non occorre mettete in vista I'utile grande che ritrae la gioventù nell'istruirsi nelle recite teatrali, né quanto tutte le magistrature del mondo s'impegnino per procacciare alla gioventù medesima un mezzo simile, onde apprendere delle buone massime. Per l'erezione, pertanto, di un teatro in questa Terra, d'altro non supplicano gli oratori delle Signorie Loro, se non di concedergli che a spese della Comunità venga pagata la pigione del granaio del Signor Gualandi, ove pensan d'erigere detto teatro. Non dubitano che non sia per esserli accordata una tal grazia: 

sì perché la spesa che portava seco il maestro di scuola era molto maggiore di quella che ora si richiede. che al più può ascendere a lire cinquanta;

sì per il costume di tutte le altre comunità d 'Europa; 

sì finalmente per i vantaggi ben grandi che da esso derivano alla gioventù.

 Che della Grazia


lo Antonio Bigeschi supplico mano propria come sopra; 

lo Gaspero Pazzaglia supplico come sopra mano propria;

lo Lorenzo Bigeschi supplico come sopra mano propria; 

lo Francesco Puccini supplico come sopra mano propria."


Al di là delle contraddizioni, delle astuzie e degli opportunismi contenuti nella missiva (come, ad esempio, proporre l'affitto del Granaio del Signor Gualandi, notabile del paese, per incassare il suo prezioso consenso), è curioso notare come in una realtà così piccola e marginale come quella riese, così lontana dalle mode culturali delle grandi città, si coltivasse una cosi spiccata predilezione per il teatro. Ma è ancor più singolare ritrovarvi i temi di quella riforma goldoniana che da anni aveva superato la tradizionale commedia dell'arte, tutta improvvisazione e sberleffi. per approdare a un teatro “di contenuti”, basato sulla rappresentazione della realtà sociale del momento e quindi, in qualche modo. educativo. È difficile, quindi, non rilevare nelle motivazioni dei “supplicanti” una certa influenza dell'illuminismo imperante che, con Diderot, attribuiva al teatro e all'attore una "funzione pedagogica per diffondere al nascente pubblico borghese i nuovi valori e la filosofia dei Lumi, incentrata più sulle certezze che sull'arbitrarietà". Ed anche la terminologia usata dagli scriventi (Lume...illuminate) sembra ricondurre alla moda culturale del secolo. Purtroppo per i quattro appassionati di teatro, i membri del General Consiglio di Rio non avevano ancora assimilato lo spirito dei tempi e così, nella seduta del dieci di febbraio I799, decretarono un laconico “differiscasi ad altro tempo la risoluzione della presente supplica".


 La Piaggia Primavera-2009